Clinica e dintorni

Un orto che cura. L’esperienza di un progetto di Ortoterapia presso il Centro Giovani “Ponti”.

A cura di Mariagiulia Chichi

Condividiamo con piacere l’intervista a due voci svolta con la dottoressa Maria Elena Ciocca, psicologa clinica e psicoterapeuta presso l’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, e la garden designer Marta Petrini, che da un anno hanno dato avvio ad un progetto di Ortoterapia presso il Centro Giovani “Ponti”.

 

Cos’è l’Ortoterapia e come nasce l’idea di questo progetto?

 

L’Ortoterapia è una pratica che coniuga aspetti della cura del verde, e della coltivazione, e bisogni di tipo terapeutico o riabilitativo. Viene utilizzata come intervento di cura in diverse fasi di vita e differenti condizioni di sofferenza e non, ed è dimostrato possa apportare ricadute positive sulle funzioni sociali, cognitive, fisiche e psicologiche dei soggetti coinvolti, migliorandone il livello di salute e benessere globali. La diminuzione di sintomi di stress, rabbia, ansia e depressione, ad esempio, è documentata e rappresenta uno degli effetti benefici correlati allo svolgimento di attività̀ terapeutiche in cui vi sia rapporto con la natura.

 

L’idea di un progetto di Ortoterapia con adolescenti e giovani adulti presso il Centro Giovani Ponti nasce nel 2023 come un intervento terapeutico dedicato a ragazzi con instabilità emotiva, fragilità psicologica e isolamento sociale, sulla scorta di una riflessione di Maria Elena circa la fatica che provava, come terapeuta, a raggiungere i ragazzi durante i gruppi di psicoterapia basati sulla parola condotti presso il Centro dopo gli anni del Covid. Il livello di malessere era aumentato, così come la difficoltà ad esprimerlo, per cui progressivamente gli spazi di espressione verbale e di elaborazione psicologica e simbolica del dolore sembravano ridotti, più stretti.

Il pensiero è stato di offrire l’occasione di uno stimolo meno diretto, ma più partecipativo, attraverso un’attività pratica con cui promuovere e facilitare l’interazione tra i ragazzi e la loro cooperazione nel raggiungimento di un obiettivo comune, creando con loro, al contempo, uno spazio di relazione e di cura più aperto.

Attraverso la fatica fisica nel prendersi cura delle piante, poter acquisire o riappropriarsi di una consapevolezza di sè legata al saper fare e al saper fare in gruppo, recuperare un senso di utilità e di appartenenza, esplorare le proprie aree di sofferenza con meno timore, stando in un “qui ed ora” al confine tra pratico e simbolico.

 

Per la realizzazione di questa idea, preziosa si è rivelata la collaborazione con Marta, professionista nell’ambito della cura del verde, che fin da subito si è ingaggiata nel progetto mettendo a disposizione dei ragazzi il proprio tempo e le proprie competenze tecniche e comunicative.

Nasce così l’intervento di Ortoterapia strutturato insieme, che ad oggi è alla sua terza edizione al Centro Giovani.

 

Per che tipo di ragazzi (adolescenti e/o giovani adulti) è stato prevalentemente pensato questo intervento?

 

Per tutti gli utenti del Centro, ossia ragazzi tra i 16 e 25 anni, con una storia di malessere psichico caratterizzata da diverse configurazioni sintomatologiche e di funzionamento.

In particolare, si è ritenuto che questo tipo di lavoro potesse rivelarsi prezioso con quei ragazzi che, oltre a sintomi d’ansia, depressione e stress, mostravano tendenza all’isolamento ed apatia; sentimenti di vergogna, rabbia, percezione di inutilità e incapacità invalidanti; tendenza a iper-responsabilizzazione o, viceversa, deresponsabilizzazione.

In questi casi, il gruppo e l’utilizzo di un oggetto terzo, concreto, quale mediatore, possono risultare strumenti validi per lavorare sui bisogni di inclusione sociale, integrazione e costruzione di un senso di appartenenza, così come sul bisogno di un’attivazione pratica per “sentire” il lavoro.

 

Come si sviluppa il progetto nella sua realizzazione?

 

Il programma che abbiamo strutturato si sviluppa in 8-10 incontri della durata di due ore che si svolgono, con frequenza settimanale, all’interno del Centro nella porzione di giardino vicino l’ingresso.

 

Ciascun incontro è articolato in una parte teorica sulle nozioni base del giardinaggio, sul ciclo di vita delle piante, dalla messa a dimora al mantenimento, sulla conoscenza delle essenze utilizzate e sulle scelte stilistiche di composizione, e una parte operativa, di lavoro dei partecipanti. Quest’ultima si svolge, in parte, in coppie, sia per stimolare la collaborazione e il senso di responsabilità̀ verso un oggetto comune sia per ridurre possibili aree di stress legate alla numerosità del gruppo.

Un secondo momento degli incontri viene poi dedicato alla riflessione condivisa sull’esperienza svolta, con una elaborazione psicologica dei vissuti emotivi emergenti.

 

Il materiale e le attrezzature necessarie sono state acquistate grazie ad un piccolo budget messo a disposizione dal Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, Prof.ssa Canevini, e fruibile per le attività dei ragazzi con il consenso favorevole del nostro responsabile, il dott. Angelo Bertani. Questo budget è stato poi integrato grazie ad alcune donazioni degli operatori del Centro e dei nostri “vicini di casa” della Cooperativa “Opera in fiore”.

 

Cos’altro vi ha spinte a pensare di utilizzare questo tipo di pratica all’interno del Centro?

 

Oltre agli aspetti clinici e storici, di cui dicevamo sopra, anche il desiderio di recuperare e valorizzare alcuni spazi “abbandonati” del Centro Giovani è stato un ulteriore stimolo. Alcune giornate sono state dedicate al riordino di questi spazi, alla cura delle piante trascurate già presenti nelle aree giardino e al ripristino di fioriere dismesse occupate da vegetazione ormai secca e priva di vita.

L’orto è poi stato creato all’interno di queste grandi fioriere ed è stato pensato con ortaggi e fiori, seguendo dei precisi criteri di coltivazione sinergica in modo da consentire la convivenza e la crescita sinergica delle piante. Tutto questo lavoro ha prodotto la nascita di nuovi frutti, buoni e commestibili, di cui i ragazzi e gli operatori del Centro hanno potuto godere una volta maturi.

 

Come è stato accolto questo progetto dai ragazzi a cui è stato proposto?

 

Come tutte le esperienze di gruppo, anche questa proposta è stata per lo più accolta con un’iniziale diffidenza legata alla paura del giudizio esterno e alla preoccupazione di non essere capaci in una attività di giardinaggio, lontana dal proprio quotidiano per la maggior parte dei partecipanti.

Sciolti i primi imbarazzi abbiamo tuttavia presto assistito ad una socializzazione tra i partecipanti, tra loro più disinvolti e collaborativi e con una voglia di approfondimento, aspetti che si sono gradualmente sviluppati a favore di un sentimento di inclusione e di una de-stigmatizzazione del disagio psichico.

 

Quali riscontri avete avuto modo di raccogliere durante e al termine del percorso?

 

Il contatto sensoriale con la terra e i suoi frutti ha svolto una parte importante nella regolazione emotiva permettendo interazioni positive e sicure.

Per tutti, il passaggio alla fatica fisica è stato utile a canalizzare fatiche emotive e a riconoscersi in una soddisfazione inusuale: sentire la fatica che gratifica, mettersi alla prova, sporcarsi, dimostrare al gruppo di poter essere un punto di riferimento o un elemento di aggregazione, evitare distrazioni durante l’attività, percepire un alleggerimento emotivo.

L’attività di gardening ha permesso, ancora, un adattamento ai ritmi e alle possibilità, proprie e della natura: si rende necessario convivere con l’imprevisto, come il tempo avverso o le invasioni di insetti, e nell’orto si può sbagliare… le imperfezioni fanno parte della natura.

Nei vari passaggi abbiamo infine notato una crescente sensibilità all’aspetto sensoriale di questo tipo di approccio di cura. La potenza evocativa dell’odore della terra, della vista delle fioriere abbandonate, del silenzio di certi momenti o del rumore fastidioso degli insetti, ha permesso di accedere a scenari emotivi interni risalenti all’infanzia o all’attualità e di poterne fare esperienza un po’ alla volta e con naturalezza.

 

Ci piace poter concludere il racconto di questa esperienza riportando alcune delle parole “seminate e raccolte” dai ragazzi durante i moduli di Ortoterapia, che sintetizzano ed esprimono in gran parte un processo di cura e trasformazione della natura, di sé e della relazione con gli altri.

 

Si può uscire dal frullatore e rallentare

Non mi aspettavo mi sarei presa così tanto. Ero spaventata di non riuscire a fare e a portare a termine qualcosa, come i miei fratelli… avevo paura di deludere

Gli insetti mi spaventano ma ci sono stata… di solito metto il silenziatore sul disagio

Non mi aspettavo niente e invece sono sorpresa perché abbiamo ‘fatto vita’

Non interfiorire

Ho difficoltà a stare con gli altri ma questa è stata una esperienza pacifica

Vabbè… allora io sboccio!

 

Un’ultima domanda: per chi desiderasse approfondire il tema e formarsi sull’utilizzo dell’Ortoterapia, quali letture consigliereste?

 

  • “Giardino & ortoterapia coltivando la terra si coltiva anche la Felicità” di Pia Pera, ed. Salani, 2010
  • “Giardino dei sensi. Introduzione all’ortoterapia” di Hank Bruce, ed. Macro edizioni, 2009
  • “Il giardino che vorrei”, di Pia Pera, ed. Electa, 2006
  • “⁠L’orto sul balcone. La crescita e l’educazione dei figli nella pratica dell’orto” di Stefano de Vecchi, ed. Porto Seguro, 2022

 

Tra le pubblicazioni interessanti sul mondo botanico in generale i testi di Stefano Mancuso.

Verde brillante. Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (Giunti Editore, 2013, con Alessandra

Viola), Uomini che amano le piante (Giunti Editore, 2014), Botanica. Viaggio nell’universo vegetale (Aboca Edizioni, 2017), Plant revolution (Giunti Editore, 2017), L’incredibile viaggio delle piante (Laterza 2018), La nazione delle piante (Laterza 2019), La tribù degli alberi (Einaudi, 2022) e Fitopolis, la città vivente (Laterza, 2023).

 

Ringraziamo le dottoresse Ciocca e Petrini per la loro disponibilità e per aver condiviso con noi questa loro ricca esperienza.

 

 

Maria Elena Ciocca, laureata in psicologia clinica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 2009, si forma come psicoterapeuta a orientamento psicodinamico presso la Sipre di Milano per poi frequentare un corso post specializzazione sul trattamento di adolescenti e giovani adulti in ambito istituzionale presso Area G, con la dott.ssa Pelanda. Oltre a svolgere attività privata, lavora presso i servizi psichiatrici dell’ospedale San Paolo di Milano dal 2011 e, dal 2019, presso il Centro Giovani “Ponti” del medesimo ospedale, occupandosi negli ultimi dieci anni di diagnosi e intervento precoce nella popolazione giovanile con disagio psichico, sia in setting individuale che gruppale.

L’esplorazione dei linguaggi simbolici e artistici, la riflessione sul tempo e il corpo e la centralità della relazione sono le dimensioni di lavoro e di vita abitate da sempre con intuizione e curiosità.

 

Marta Sara Petrini si laurea in Belle Arti nel 2000 con specializzazione in progettazione scenografica, prosegue gli studi con alcuni master in Visual merchandiser e successivamente come Progettista degli spazi verdi. L’interesse per la progettazione del verde la porta ad approfondire l’argomento in molte delle sue sfaccettature, lavorando molto sul modo di vivere gli spazi e sulla creazione di un contatto tra luogo e persona. Formata anche nella progettazione di interni come interior designer e decoratrice artigiana, fonda lo studio MARTHEA; svolge la propria attività nella città di Milano e in diverse location d’Italia. I suoi progetti e servizi sono consultabili al seguente link: https://www.marthea.it/index.html

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