Grandi Maestri

Melanie Klein

A cura di Silvia Martinelli

CHI È MELANIE KLEIN – pillole autobiografiche

Nel 1882 nasce a Vienna, ultima di quattro fratelli di una famiglia ebrea ortodossa non praticante

Nel 1910 si trasferisce insieme al marito a Budapest dove entra in contatto con la psicoanalisi e inizia l’analisi con Ferenczi. Nel 1920 incontra Karl Abraham e inizia con lui una breve analisi nel 1924, dopo essersi trasferita a Berlino nel 1921 e aver divorziato dal marito

Nel 1926 si trasferisce a Londra su invito di Ernst Jones, che apprezzava le sue idee psicoanalitiche

Nel 1960 muore a Londra

Figlia non voluta e, a differenza dei fratelli, allattata da un balia, instaura un rapporto intenso e idealizzato con la propria madre Libussa;

Si sposa molto giovane con Arthur Klein, uomo apprezzato dalla sua famiglia soprattutto perché economicamente stabile, anche per tentare di sfuggire al legame intenso e fagocitante instaurato con la madre e con il fratello Emanuel;

Vive costantemente a contatto con la depressione che si manifesta dopo importanti lutti familiari (sorella a 9 anni, fratello Emanuel a 25) e in concomitanza con le sue tre gravidanze; in questi momenti è la madre a sostituirsi a lei nelle faccende domestiche, mediando ogni suo contatto con figli e marito;

Scopre la psicoanalisi dopo la morte della madre; è in analisi con Ferenczi e con Abraham, si occupa di psicoterapia infantile, partendo dall’analisi dei suoi stessi figli, ampliando e modificando l’impianto teorico/clinico di Freud e approfondendo il ruolo giocato dalla figura materna nel mondo interno e nell’interazione con il bambino.

Se siamo stati capaci, nel profondo del nostro inconscio, di eliminare in una certa misura i nostri sentimenti di rancore nei confronti dei nostri genitori e di perdonarli per le frustrazioni che abbiamo dovuto sopportare, allora possiamo essere in pace con noi stessi e possiamo essere capaci di amare gli altri nel vero senso della parola” (M. Klein e J. Riviere, amore odio e riparazione, Astrolabio 1969)

 

PILLOLE DI TEORIA

Lo sviluppo avviene attraverso l’interazione tra le caratteristiche dell’ambiente esterno e le caratteristiche innate del bambino.

nei primissimi stadi l’amore e la comprensione si esprimono nel modo in cui la madre accudisce il suo bambino e portano a una certa identita’ inconscia basata sul fatto che linconscio della madre e quello del bambino sono in stretta relazione l’uno con l’altro” (Klein, 1959)

Esiste un Io precoce, presente fin dalla nascita, che sperimenta amore e odio, senso di colpa, angoscia; per difendersi da quest’ultima, connessa all’istinto di morte, l’io primitivo utilizza meccanismi proiettivi. Il mondo, sia esterno che interno diviene una realtà persecutoria da cui ci si difende con l’aggressività, anch’essa innata.

L’Io primitivo proietta all’esterno anche l’istinto di vita. Viene a crearsi un oggetto buono con cui l’io entra in relazione. L’io precoce costruisce relazioni oggettuali primarie nella fantasia e nella realtà. Per Klein non esiste pulsione senza oggetto.

l’analisi dei bambini abbastanza piccoli mi ha fatto capire che non esiste spinta pulsionale, situazione d’angoscia o processo psichico che non coinvolga oggetti, esterni o interni; che insomma, le relazioni oggettuali sono al centro della vita psichica” (Klein, 1952)

I processi di proiezione e introiezione sono attività della fantasia che permette all’Io precoce di gestire la realtà, sia esterna che interna; anche gli oggetti interni sono fantasie che permettono l’instaurarsi di una relazione e una progressiva differenziazione tra sé e non sé.

Per Klein, nel processo di sviluppo non esistono stadi ma posizioni che si ripetono nel corso della vita: la posizione schizoparanoidea, tipica dei primissimi mesi di vita, che prevede l’esistenza di un duplice oggetto, tutto buono o tutto cattivo, e degli specifici meccanismi difensivi, quali scissione, proiezione, introiezione, identificazione proiettiva, idealizzazione, diniego; la posizione depressiva, che prevede l’integrazione degli oggetti e il rapportarsi con l’oggetto intero, che permette una maturazione nella relazione con l’altro da sé.

 

LA PRATICA CLINICA

 

 

Il gioco dei bambini, anche molto piccoli, è l’equivalente delle libere associazioni negli adulti; l’analista osservando il gioco può avere una via d’accesso al mondo interno del bambino, cerca di comprendere l’origine interna dei sintomi e delle angosce manifestate dal bambino;

La ricerca dell’oggetto e della dipendenza da esso può essere considerata l’espressione della pulsione di vita; il ritiro dall’oggetto, l’eliminazione del bisogno con l’ideale raggiungimento del nirvana è, all’opposto, l’espressione dell’istinto di morte. Ogni individuo, dal momento in cui nasce, non può fare a meno di confrontarsi con queste due forze che lottano dentro di lui e che condizionano il suo modo di stare al mondo;

Il transfert è centrale: è la situazione totale, l’incontro tra mondo esterno e interno, passato e presente, realtà e fantasia.

 

VIDEO/MULTIMEDIA

https://www.youtube.com/watch?v=k_UDpZc2464

https://melanie-klein-trust.org.uk

 

Bibliografia essenziale

  • Scritti 1921-1958 Bollati Boringhieri
  • Analisi di un bambino. Il metodo della psicoanalisi dei bambini esaminato attraverso il trattamento di un fanciullo di dieci anni, Bollati Boringhieri
  • Invidia e gratitudine, Giunti Editore
  • La psicoanalisi dei bambini, Giunti Editore
  • Il Nostro mondo adulto e altri scritti, Martinelli
  • Le discussioni controverse, Bollati Boringhieri
  • Lezioni sulla tecnica, Raffaello Cortina, 2020
  • M.Klein e Joan Riviere, Amore odio e riparazione Astrolabio
  • Psicoanalisi al femminile, 1992, a cura di Silvia Vegetti Finzi, Editori Laterza
  • Modelli di Sviluppo in Psicoanalisi, 1995, a cura di Eugenia Pelanda, Raffaello Cortina

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