CHI È ANNA FREUD – pillole autobiografiche
Nasce a Vienna nel dicembre 1895.
Ultima di sei figli, terza femmina, venuta al mondo senza particolare desiderio dei genitori, anche perché è femmina. La madre Martha ha dato alla luce 5 bambini in 6 anni e non accoglie con entusiasmo l’arrivo dell’ultima. Inoltre, la famiglia Freud attraversa un periodo di ristrettezza economica, per cui non viene assunta nemmeno una balia per badare alla piccola Anna.
Dopo aver insegnato qualche anno alle elementari, nel 1922 viene accettata nella Società psicoanalitica di Vienna e nel 1923 comincia a lavorare con i bambini.
Si rifugia a Londra nel 1938, tra il 1941 e il 1945 fonda le Hampstead War Nurseries per dare rifugio a centinaia di bambini rimasti orfani a seguito dei bombardamenti. Qui prende vita lo scambio bidirezionale tra pratica clinica e pensiero teorico.
Muore a Londra dopo una lunga malattia nel 1983.
Il rapporto col padre viene definito da qualcuno come una “affettuosa tirannia”. Tra i due si crea un patto condiviso di reciproca unione e reciproco, esclusivo possesso l’uno dell’altra. Il risvolto concreto si rintraccia nell’opposizione di Freud al matrimonio di Anna con il dottor Jones e nel fatto che la ragazza si concederà una vicinanza affettiva solamente con l’amica Dorothy Burlingham.
A rafforzare il legame col padre contribuisce l’analisi personale “fatta in casa”, iniziata nel 1918 per 4 anni, alle 10 di sera, 6 volte a settimana.
Progressivamente, Martha rinuncia al suo ruolo e ai suoi spazi e Anna diventa la principale interlocutrice di Freud, la sua collega e erede intellettuale, intimamente legata al padre anche quando lo curerà da ammalato.
“Se vuoi essere un vero psicanalista, devi avere un grande amore per la verità, sia personale che scientifica, ed apprezzare la verità che deve essere più importante di qualsiasi disagio di fronte ai fatti spiacevoli, sia che appartengano al mondo esterno che al mondo interno…”

Nonostante lo strettissimo rapporto col padre, Anna Freud ha elaborato un pensiero autonomo nell’ambito della psicoanalisi.
Il trattamento psicoanalitico dei bambini (1927)
Rivolge la sua attenzione ai soggetti in età evolutiva attraverso il metodo dell’osservazione, modalità di lavoro che si concretizza prima a Vienna, presso la Baumgarten Children’s Home e poi con il lavoro clinico nelle War Nurseries a Londra. Secondo l’autrice, l’osservazione del comportamento infantile è utile alla comprensione del mondo interno del bambino.
Propone un approccio evolutivo nel quale è centrale la variabile del tempo: l’apparato psichico interagisce con il mondo esterno e si modifica seguendo delle linee evolutive tra maturazione, adattamento e strutturazione. Sposta così l’interesse dalla patologia alla normalità, costruendo un modello multilineare dello sviluppo infantile.
“Lungi dall’essere astrazioni teoriche le linee evolutive, nel senso qui inteso, sono realtà storiche che, nel loro insieme, ci danno un quadro convincente delle acquisizioni personali raggiunte da un dato bambino o, al contrario, dei suoi insuccessi nello sviluppo della personalità.”
L’autrice pone grande attenzione sul fatto che il processo diagnostico per un bambino debba differire da quello riservato agli adulti. Poiché i sintomi del bambino si manifestano a processo evolutivo in corso e potrebbero dunque essere solamente modalità transitorie di espressione del disagio.
La patologia è considerata come una disarmonia evolutiva, sulla base di fissazioni o regressioni sulla strada dello sviluppo. Ad ogni modo, è normale che i bambini tornino periodicamente indietro e tali regressioni non vanno bloccate.
“Dal momento che le interazioni tra progresso e regresso sono tanto complesse, le disarmonie, gli scompensi, le complicazioni dello sviluppo, le varianti della normalità, diventano innumerevoli.”
L’Io e i meccanismi di difesa (1936)
Il suo contributo più significativo si sviluppa intorno alla formazione dell’Io e alla costruzione dei meccanismi di difesa, cioè tutte quelle operazioni, prevalentemente inconsce, che proteggono l’Io stesso dall’angoscia.
L’esplorazione dell’Io ripercorre i processi difensivi a partire da sintomi specifici, per arrivare alla loro diffusione nel carattere. Secondo l’autrice, alcuni aspetti del modo di essere dell’individuo potrebbero avere radici nei processi difensivi inconsci, che se non vengono portati allo scoperto possono ridurre l’efficacia dell’intervento terapeutico.
Lo studio delle complessità dell’Io e delle sue difese porta a ridefinire il ruolo e l’attenzione dell’analista nel processo terapeutico. L’associazione libera viene considerata un’attività inevitabilmente compromessa in partenza: non rappresenta più un mezzo per accedere a contenuti inconsci, bensì un obiettivo della psicoanalisi.
“E’ compito dell’analista portare alla coscienza ciò che è inconscio, a qualunque istanza psichica esso appartenga. (…) Nel suo lavoro di chiarificazione, egli si pone come osservatore equidistante dall’Es, dall’Io e dal Super-io.”
LA PRATICA CLINICA
Anna è dotata di grande attenzione per la realtà, per le cose del quotidiano che determinano la qualità della vita.
Durante il periodo bellico, ospita oltre 100 bambini presso la war nursery. Lì si occupa di tutto, approvvigionamenti, cure mediche. In particolare, consapevole di quanto la separazione dal genitore possa essere traumatica, favorisce il ricongiungimento tra bambini e genitori, anche assumendo questi ultimi tra il personale della scuola stessa.
Si dedica all’ascolto dei livelli inconsci con umanità, riconoscendo i bisogni autentici che si celano dietro a comportamenti difensivi.
Nell’occuparsi di bambini, si concentra soprattutto sui bambini normali, sulle linee fisiologiche di sviluppo della crescita, predicando tolleranza per le cosiddette deviazioni dalla norma.
Nel 1951 fonda la Hampstead Child Therapy Clinic and Course, rinominato poi Anna Freud Centre.
La clinica apre al 12 di Maresfield Gardens e si dedica alla pratica clinica e alla ricerca in psicoanalisi infantile. Inoltre, il corso forma la prima generazione di psicoterapeuti infantili che lavorano nel nuovo sistema sanitario nazionale britannico.
BIBLIOGRAFIA/SITOGRAFIA
- Psicoanalisi al femminile, 1992, a cura di Silvia Vegetti Finzi, Editori Laterza
- Modelli di Sviluppo in Psicoanalisi, 1995, a cura di Eugenia Pelanda, Raffaello Cortina
- L’esperienza della psicoanalisi, Storia del pensiero psicoanalitico moderno, 2009, S.A. Mitchell e M.J. Black, Bollati Boringhieri
- Lezioni sul pensiero post-freudiano, Maestri, idee, suggestioni e fermenti della psicoanalisi del novecento, 2003, E. Mangini
- https://www.annafreud.org/about-us/our-history/
