CHI È JOHN BOWLBY – pillole biografiche
John Bowlby nasce a Londra nel 1907, in una famiglia numerosa, dove i genitori sono assenti e sono le bambinaie ad occuparsi dei sei fratelli. Quando ha 7 anni, scoppia la guerra e viene mandato in collegio, sperimentando una separazione dalla famiglia che lo segna molto.
Nel 1929 comincia gli studi di medicina, in parallelo fonda e gestisce un bar e inizia l’analisi con Joan Riviere, seguace di Melanie Klein.
Si diploma come analista nel 1937 e comincia il training in psicoanalisi infantile supervisionato da Klein.
Nel 1949 viene incaricato dall’OMS di preparare un rapporto sulla salute mentale dei bambini abbandonati del dopoguerra
CURIOSITA’: IL TERZO POLO
Bowlby entra nella Società Psicoanalitica quando questa è lacerata tra due fazioni, guidate da Melanie Klein e Anna Freud. La brillantezza del suo operato consiste nel restare indipendente e nel costruire una posizione terza, nuova. Prende posizione su due temi caldi: lo status scientifico della psicoanalisi e il ruolo dell’ambiente nell’eziologia della nevrosi.
“Non c’è ricerca senza terapia, non c’è terapia senza ricerca.”
Bowlby evidenzia la mancanza di riferimenti scientifici nelle teorizzazioni delle colleghe. Si interessa alle discipline scientifiche dell’antropologia, dell’etologia e al darwinismo, riferimenti che rappresentano un puntello scientifico per la teoria delle relazioni oggettuali e dell’attaccamento.
“Ma le cattive madri esistono davvero!”
Bowlby si scontra con l’apparente mancanza di attenzione al trauma reale nell’approccio kleiniano, in confronto all’enfasi posta sulla fantasia autonoma. Propone quindi una teoria della genesi della nevrosi, dove quest’ultima sarebbe causata da fattori ambientali nei primi anni di vita (i.e. separazione dalla madre a causa della sua morte). La dinamica scissionale all’interno della Società Psicoanalitica porta Bowlby a sfidare Klein in maniera così forte che finisce per restare lui stesso polarizzato: mentre accusa Klein di non dare peso alla realtà esterna, finisce lui stesso per non dare peso alla fantasia
RICONOSCIMENTI
Per quanto rivoluzionario e criticato dai suoi colleghi, gli vengono riconosciute diverse qualità che lo rendono adatto a ricoprire ruoli istituzionali di rilievo. Fra queste, uno spiccato senso della disciplina, doti organizzative, entusiasmo per il proprio lavoro e apertura al cambiamento.
PILLOLE DI TEORIA
Il legame di dipendenza tra madre e bambino fa parte di uno schema comportamentale pre-programmato che si sviluppa nei primi mesi di vita e permette di mantenere una prossimità con la figura materna. Tale schema comportamentale ha radici biologiche e contribuisce alla sopravvivenza della specie.
La funzione più importante del genitore è di fornire una base sicura a partire dalla quale il figlio può esplorare l’ambiente, con la certezza di poter tornare alla base se è spaventato o turbato.
La relazione oggettuale opera fin dall’inizio della vita e il bambino nasce col bisogno di sperimentare una relazione calda e continua con la madre, cioè un legame di attaccamento. Per garantirlo, vengono attuati dei comportamenti di attaccamento che consentono di ottenere la prossimità desiderata. Si costruisce in questo modo un sistema di attaccamento cioè un modello rappresentazionale del mondo (rappresentazioni di sé, degli altri significativi, delle relazioni intercorrenti).
LA PRATICA CLINICA

Per Bowlby la psicopatologia nasce dalla prolungata e ripetuta frustrazione del comportamento di attaccamento nei primi anni di vita, spesso legato alla deprivazione di cure materne.
Il lavoro sperimentale di Ainsworth, Main e colleghi operazionalizza il concetto di attaccamento. Nello specifico, si collegano la tipologia di cure materne con la modalità di sviluppo emotivo e comportamentale del bambino. Questo permette di sviluppare un sistema di classificazione degli stili di attaccamento, ai quali vengono fatti corrispondere in seguito diversi Modelli Operativi Interni.
La teoria dell’attaccamento è stata applicata in modo più produttivo alla ricerca che non al lavoro clinico. Bowlby predilige un’ottica di prevenzione delle rotture delle relazioni precoci e si adopera in favore della deistituzionalizzazione dei bambini problematici.
In terapia, spesso i pazienti presentano una deattivazione del comportamento di attaccamento: pensieri e desideri non vengono accolti dal caregiver, quindi vengono esclusi dalla coscienza a scopo protettivo, affinché non si attivi più una ricerca di una base sicura inefficace.
Il trattamento consiste nel fornire al paziente una base relativamente sicura, così che le informazioni del passato (ricordi) e del presente (transfert) possano procedere verso l’elaborazione. Questo dovrebbe permettere una riattivazione del comportamento di attaccamento.
“Se il fine complessivo della psicoterapia è “l’autonomia emotiva”, cioè la capacità di costruire legami nei quali ci si senta sia vicini sia liberi, questa corrisponde alla descrizione della base sicura, che facilita l’esplorazione ma è là quando serve.” (Holmes)
VIDEO/DOCUMENTI MULTIMEDIALI/BIBLIOGRAFIA
intervista a John Bowlby
http://www.ccds.it/images/pdf/intervista-john.pdf
Pillole in inglese su Bowlby
https://www.youtube.com/watch?v=XzIocco9y1M
