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Niente di nuovo sul fronte occidentale - Erich Maria Remarque

A cura di Ivano Caselli

Nel 1918 il giovane Wilfred Bion si trovò coinvolto ad Amiens in uno dei catastrofici episodi che segnarono la perturbante ordinarietà della guerra; assistette infatti alla caduta di una granata che squarciò il torace del suo commilitone il quale, confuso e disorientato, prese a chiedere insistentemente a Bion rassicurazioni. Bion, travolto da un incontenibile senso di impotenza, vomitò e gli urlò di tacere, evacuò cioè la proiezione del soldato senza identificazione, e quindi elaborazione.

 

Tale complessità psicopatologica è apprezzabile in Niente di nuovo sul fronte occidentale. La pellicola, diretta da Edward Berger e vincitrice di ben quattro statuette ai Premi Oscar 2023, è il terzo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Erich Maria Remarque. Il film è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale e racconta le vicende del giovane soldato tedesco Paul e dei suoi camerati partiti alla volta del fronte occidentale, nel nord della Francia.

 

Lo scenario guerra può nascere da conflitti gruppali in cui l’Io si pone in una contrapposizione irriducibile con l’altro, dando vita a schieramenti opposti che alimentano ostilità e scontri. Quando a prevalere sono le identificazioni esclusive si alimenta una dicotomia radicale nemico/amico che pone l’accento sulla diversità piuttosto che sulla uguaglianza.

 

Praticamente dei ragazzini resi euforici dai discorsi sull’orgoglio tedesco, Paul e i suoi compagni decidono di arruolarsi indossando la divisa-costume quasi come fosse un gioco infantile e negando la macabra realtà del fatto che i nomi sulle uniformi erano quelli dei loro predecessori caduti in battaglia. Basta la prima notte in trincea per spazzare via l’innocenza e l’entusiasmo e far capire loro che la guerra non ha nulla di idealista e patriottico, assimilando giorno dopo giorno lo sguardo dei giovani a quello dei soldati tedeschi “anziani”.

 

Il film si muove su due livelli, quello fisico del fango delle trincee dove i soldati muoiono nel tentativo di guadagnare anche solo qualche metro di terreno, e quello della chiusura in una torre d’avorio intangibile dei salotti o nei velluti di vagoni di lusso con generali e burocrati.

 

Le esperienze traumatiche estreme della guerra e i suoi esiti psicofisici nei sopravvissuti sono magistralmente rappresentate nella scelta di morire per suicidio dopo aver subito la mutilazione di una gamba a causa di un’esplosione durante un attacco, della fine per mano di un bambino francese del compagno di Paul – ultimo superstite – nel tentativo di rubare un’oca da una fattoria per sfamarsi, dello straziante corpo a corpo con il nemico ed il rimpianto per averlo ucciso. Toccherà poi ad una versione più giovane di Paul il compito di recuperare le piastrine dei caduti, metafora della ripetizione del trauma e del tragico destino toccato ai giovani soldati.

 

Fra le angosce del filo spinato e l’insensatezza del conflitto emerge tuttavia una commovente umanità che si esprime con gesti di solidarietà semplici ma fondamentali come la condivisione del desiderio del rapporto con una donna, la speranza di riabbracciare i propri cari e la volontà di restituire la dignità ai caduti.

 

Niente di nuovo sul fronte occidentale è un’opera che si distingue per una messa in scena imponente accompagnata da una colonna sonora disturbante e gravosa che descrive impeccabilmente il fenomeno guerra e i meccanismi intrapsichici sottostanti all’impatto traumatico del conflitto armato.

 

Riferimenti bibliografici

 

Bion W.R. (1917-1919). War Memories.

 

Klein M. (1946). “Notes on Some Schizoid Mechanisms”, International Journal of Psychoanalysis.

 

Fornari F. (1966). Psicoanalisi della guerra, Feltrinelli, Milano.

 

Bion W. R. (1986). La lunga attesa, Roma, Astrolabio.

 

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