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Agatha - Claire Luchette

Ero vibrante. Ero vigile. Quando oltrepassai l’ingresso principale, mi sentii come se quello fosse l’inizio di qualcosa, come se potessi decidere all’istante di diventare nuova. Era una sensazione che non provavo da anni”

 

Può un romanzo che parla della vita di quattro suore raccontare, in maniera deliziosa, di quel momento nella vita di ciascuno in cui ci si rende conto che è necessario, per diventare se stessi, uscire dalla propria confortante familiarità e avventurarsi nel mondo nuovo e sconosciuto che si apre davanti?

È questo che sembra voler fare Claire Luchette con il romanzo Agatha, edito da Atlantide editore.

La trama

Quattro sorelle, quattro suore che da un tempo che sembra essere sempre vivono insieme sotto la rassicurante ala di Madre Roberta, l’anziana Madre Superiora che le accompagna nelle quotidiane mansioni di cura e accudimento dei pochi bambini a loro affidati durante l’estate.

E poi l’inaspettato: la necessità di lasciare il luogo dove avevano vissuto con Madre Roberta e l’inizio di una nuova vita presso la casa di recupero di Little Neon, una piccola comunità per tossicodipendenti e detenuti in libertà vigilata.

Partono insieme ma il cambiamento agisce in modo diverso su ognuna. Agatha, in particolare, a contatto con la nuova realtà e grazie all’inizio di un lavoro in una scuola superiore, osserva e condivide con il lettore il maturare in lei di nuove considerazioni e dubbi rispetto al mondo fino a quel momento conosciuto.

Agatha sembra iniziare il suo processo di individuazione; da una indifferenziazione iniziale, in cui il senso di appartenenza e l’affetto familiare delle consorelle sembrava essere l’unica esigenza della sua esistenza, inizia a sentire la spinta, talvolta dolorosa, a pensare e pensarsi in modo nuovo, separata e diversa, soggetto unico nel proprio percorso fatto di bisogni, rinunce, scelte che possono nel tempo cambiare ed essere messe in discussione.

Perché leggerlo?

Un libro che, in modo apparentemente leggero, mostra quanto coraggio debba avere ogni adolescente prima, e adulto poi, per dare spazio a se stesso senza rinunciare a parti vitali del proprio sé, riconoscendosi separato dagli altri più familiari ed elaborando il dolore connesso ad una solitudine che il diventare grandi, il divenire se stessi, non può eludere.

“<Agatha> mi disse con delicatezza. <Gran parte delle domande non le puoi cambiare. Ma puoi sempre trovare un’altra risposta. Ricordatelo>. Era come se sapesse qualcosa di me che ancora non avevo accettato, non ne avevo accettato la verità.

[…] I giorni s’incastrano l’un l’altro. Alcune notti riesco ad assolvermi. Sono impaziente di andare avanti con la mia vita, e avvicinarmi a diventare qualcun altro”.

 

 

 

Claire Luchette, “Aghata”
Atlantide Editore

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