Ne parliamo con

Dott.sa Chiara Gusmani - L'utilizzo delle carte Dixit in psicoterapia

A cura di Silvia Dal Canton

Intervista alla dott.ssa Chiara Gusmani sull’utilizzo delle carte dixit in psicoterapia

Chiara Gusmani si è laureata in Psicologia nel 2003 e si è specializzata in Psicoterapia dell’età evolutiva presso la SPP Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica a Milano nel 2011. Vive e lavora a Milano dove svolge la sua attività clinica con bambini, adolescenti, giovani adulti e genitori. E’ formata nell’uso della fotografia terapeutica (Phototherapy techniques di Judy Weiser a Firenze nel 2011 e Photolangage di C. Vacheret a Milano nel 2018), nella gestione di gruppi presso l’istituto Italiano di Psicoanalisi IIPG, e del metodo EMDR presso l’Associazione EMDR Italia. Tra le altre collaborazioni, svolge la sua attività clinica presso l’Associazione Progetto Psiche, che – attraverso attività terapeutiche e sociali di ampio raggio – ha a cuore la promozione del benessere dell’individuo.

  1. Buongiorno Dott.ssa Gusmani, per iniziare, ci racconta cosa sono le carte dixit e come nascono?

Il neuropsichiatra francese Jean-Louis Roubira era solito ritagliare delle immagini da riviste per l’infanzia da utilizzare durante le sue terapie, giocando e inventando storie con i sui pazienti. Le ottantaquattro carte del mazzo base di Dixit ( a cui sono state poi aggiunte diverse espansioni acquistabili a parte) nascono da una sua idea e sono state realizzate graficamente dall’illustratrice Marie Cardouat, andando poi a costituire il gioco in scatola pubblicato dalla casa editrice francese Libellud nel 2008 , e in Italia da Asmodee. Le carte sono una trasposizione in immagini di alcuni temi universali, come l’incontro con le emozioni, il viaggio, la nascita, l’eroe, l’infanzia etc.

 

  1. Da dove nasce l’idea di utilizzarle nella clinica?

Le carte Dixit sono illustrazioni evocative, poetiche, di natura volutamente multisimbolica, abbastanza insature da prestarsi a proiettarvi emozioni e vissuti. Già nell’utilizzo iniziale di Roubira c’è l’intuizione di poterle usare per creare uno spazio di gioco, citando Winnicott, che permetta ai suoi giovani pazienti di esprimere contenuti altrimenti di difficile verbalizzazione.

Credo che per queste ragioni sia nato abbastanza spontaneamente un impiego in clinica, in maniera inizialmente individuale e poco strutturata, legata alla sensibilità del terapeuta. Nel mio caso mi sono avvicinata all’uso di queste carte perché già utilizzavo le fotografie nelle terapie e nei gruppi a mediazione fotografica, sulla scia dello studio di due autrici, Judy Weiser e Claudine Vacheret. In particolare quest’ultima ha approfondito il pensiero per immagini e il ruolo degli oggetti mediatori in gruppo. Queste riflessioni teoriche sono utili e comuni tanto alle fotografie, quanto alle carte Dixit perché sono entrambe immagini, le prime legate alla realtà, le seconde più oniriche.

Nella mia esperienza, le carte Dixit hanno risposto a un’esigenza di sostituire, nei gruppi per ragazzi preadolescenti, le fotografie, perché hanno un linguaggio visivo che trovo più fiabesco e adatto a quella fascia di età rispetto ai dossier fotografici che utilizzo. Da lì ho poi scoperto che altri colleghi si stavano interessando al tema e, attraverso il confronto in un piccolo gruppo, ne è nata una giornata di studio: durante il seminario abbiamo esposto alcune riflessioni provvisorie, segnalando come l’uso delle carte Dixit avvenga spesso in modo estemporaneo e come sia importante favorirne invece un impiego coerente con obiettivi e metodo psicoanalitico.

  1. Introdurre le carte dixit in un percorso psicoterapeutico: può chiarirci con quali obiettivi, quando è opportuno introdurle, con quali pazienti e se ci sono controindicazioni o criticità?

Le carte Dixit possono essere utilizzate nel setting individuale, ma anche di coppia, di gruppo e familiare. Rispetto al loro impiego purtroppo non ci sono teorie e indicazioni strutturate: a mio parere è importante che il terapeuta domini il tema dell’introduzione di immagini nel contesto terapeutico, e che ci sia un’attenzione agli obiettivi, al momento della terapia, al funzionamento del paziente e all’alleanza terapeutica.

In particolare ciò che è emerso sia nel nostro gruppo di studio, sia dalle riflessioni di colleghi sistemici, è una cautela rispetto all’uso in consultazione terapeutica, proprio per la parziale conoscenza del paziente e per il momento delicato di costruzione dell’alleanza. Infatti lo spazio di gioco che si crea rispetto a un’immagine scelta porta a forti insight che possono anche spaventare alcuni pazienti, come quando avvengono in un contesto in cui non vi è una fiducia nella relazione oppure la proposta è avvenuta in maniera improvvisata, senza rispettarne le difese.

  1. Le carte dixit con gli adolescenti: ci sono delle specifiche? E il loro utilizzo cosa favorisce?

Le carte Dixit si possono proporre agli adolescenti, e in alcuni momenti proprio la natura rappresentativa delle carte può aiutarli a mettere in parola vissuti ed emozioni: iniziare a costruire una storia a partire da una carta Dixit scelta nel mazzo favorisce la simbolizzazione e l’integrazione di desideri e di angosce, e sostiene lo sviluppo esplorativo individuale che è tanto importante, soprattutto in adolescenza. Per questi motivi le carte Dixit sono particolarmente indicate nelle terapie e nei gruppi di pazienti adolescenti con difficoltà a mentalizzare e/o frequenti somatizzazioni.

  1. Ci può fare qualche esempio tratto dalla sua esperienza di percorsi in cui le ha utilizzate?

Io le ho utilizzate in terapia con preadolescenti e adolescenti; nel sostegno genitoriale in momenti in cui era utile fare un bilancio del percorso avvenuto; con pazienti adulti caratterizzati da particolare difficoltà ad esprimere le emozioni o a far chiarezza dentro di sè; in gruppo, in percorsi caratterizzati da incontri tematici in cui le carte Dixit sono state l’elemento iniziale attivatore; nella formazione per introdurre un tema o chiudere un percorso.

  1. Può consigliarci un libro o un video per approfondire l’argomento?

Ci sono alcuni articoli usciti su riviste cliniche francesi ma non molta letteratura in italiano, almeno di cui sia a conoscenza; leggo in rete scambi di riflessioni sempre più frequenti tra colleghi che utilizzano Dixit e spero quindi che, essendo un tema di interesse, esca presto qualche compendio o manuale.

C’è però un articolo di alcuni colleghi romani di orientamento sistemico ( M. Barone, A. Lanza, A. Cupini, M. Damicis, F. Marroni, S. Massimi) che si intitola “L’oggetto Dixit nella pratica clinica: uno strumento analogico al servizio della co- costruzione”  che mi sento di consigliare perché valido e completo.

Invece per chi avesse voglia di mettersi in gioco in un contesto diverso dal setting di lavoro e iniziare a familiarizzare con carte consiglio di provare a giocare con amici e familiari al gioco in scatola Dixit.

Ringrazio tanto la Dott.ssa Gusmani da parte di tutta Area G per il tempo che ci ha concesso e le auguro un buon lavoro.

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