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Distruttività e narcisismo nella crisi dei contenitori. Psico e socioterapia integrata per individuo, famiglia e società - Francesco Comelli

A cura di Federica Galassi

Chi è l’autore?

 

Francesco Comelli

Psichiatra, psicoanalista SPI, membro IPA, già didatta e Direttore della scuola IIPG di Milano, attualmente svolge attività psichiatrica e psicoanalitica individuale e di gruppo. E’ docente di Psicopatologia Interculturale dell’Università degli Studi “Carlo Bo” e direttore scientifico dell’Associazione di Promozione Sociale Basti-Menti.

 

Di cosa parla?

Dalla sostituzione delle capacità umane a favore del progresso delle tecnologie, alla crisi delle democrazie, fino alla devastazione delle risorse ambientali. A fronte dei cambiamenti che attraversano la società contemporanea, con uno sguardo che intreccia una riflessione socioculturale con un pensiero di fondo squisitamente bioniano, nel testo Francesco Comelli si interroga sul ruolo della crisi dei contenitori sociali – quali la famiglia, le istituzioni e le ideologie – rispetto al proliferare di nuovi sintomi.

A fronte di pazienti sempre più angosciati e resistenti, caratterizzati dalla difficoltà a simbolizzare e a pensare; secondo l’autore occorre rivedere il modello di cura. Se il concetto di analizzabilità ha fatto sempre più spazio a quello di cimentabilità, secondo Comelli con i pazienti difficili non è però sufficiente modificare la postura dell’analista, ma occorre integrare psicoterapia e dispostivi innovativi, che consentano di lavorare su quei contenitori sociali malati, disgregati o assentii.

Forte della sua lente di psicoanalista di gruppo e di docente di Etnopsicopatologia, nel testo Comelli passa in rassegna esempi di gruppi allargati osservati antropologicamente. Dall’immagine del villaggio raccolto in cerchio attorno all’albero del pane per la riunione settimanale, alla suggestione di matrice transgenerazionale della tribù Himba. In quest’angolo della Namibia la data di nascita corrisponde alla prima volta che l’individuo è pensato nella mente della madre, prima che la coppia genitoriale si unisca invocando il “canto del figlio”, che sarà poi insegnata alle levatrici e successivamente a tutti gli abitanti del villaggio, così che ogni volta che il piccolo cadrà troverà  qualcuno che lo aiuterà a rialzarsi, quando da ragazzo non rispetterà le regole incontrerà chi gli ricorderà la sua identità, evocando la “sua canzone”, un suono che lo accompagnerà anche nel passaggio della morte, sempre condiviso come rito di gruppo (Coppo 2003, Barkey 1983, Griaule 1975).

Nella clinica, gruppi esperienziali e gruppi culturali diventano lo spazio di cura del contenitore primario che non è solo diadicobensì gruppale. Il dispositivo del gruppo appare come antidoto, per rinunciare a difese narcisistiche e la cultura come strumento per contenere e trasformare parti primitive in un linguaggio creativo. In conclusione, l’Associazione milanese Basti-menti è descritta come esperienza clinica che offre un’integrazione fra psicoterapie e socioterapie.

 

Perché leggerlo 

Attraverso suggestioni che abbracciano la psicoanalisi, l’antropologia e l’etnopsichiatria, il testo propone una riflessione sulle sfide della clinica contemporanea, ma anche su quelle dell’essere umano che abita in un’epoca ad alto tasso di complessità.

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