Intervista a

Galit Atlas, autrice del libro “L’enigma del desiderio. Sesso, nostalgia e appartenenza”

A cura di Davide Rotondi

Abbiamo intervistato l’autrice del libro “L’enigma del desiderio. Sesso, nostalgia e appartenenza”

Come nasce l’idea di questo libro?

“L’enigma del desiderio” nasce da una raccolta di lavori, riguardanti il tema della sessualità, che ho scritto nel corso dei dieci anni di docenza al “NYU Postdoctoral Program for Psychoanalysis”.
Dopo aver raggruppato e preso in esame tutti i miei paper mi sono resa conto che le mie esplorazioni e le mie ricerche vertevano, da molto tempo, sulle stesse tematiche emotive e intellettuali a me care. Per la prima volta ho compreso ciò che la mia mentore Beatrice Beebe affermava spesso parlando di ricerca in psicoanalisi: “la ricerca è sempre una ricerca di Sé. Così sono diventata più consapevole della mia attenzione e interesse per le dimensioni enigmatiche e pragmatiche della sessualità. Mi sono resa conto che stavo cercando, da tempo, di esplorare gli enigmi sui quali mi sono sempre interrogata: il desiderio, la sessualità, la maternità e tutto ciò che concerne questi temi che è inesprimibile a parole.

 

Transfert erotico: una difficoltà da affrontare o uno spazio potenzialmente generativo all’interno
della relazione terapeutica?

Credo che il transfert erotico contempli sempre entrambi i punti di vista; come spiego quando parlo di Enactment, il transfert erotico, come qualsiasi altra cosa intercorra all’interno della relazione tra paziente e terapeuta, può assumere forme restrittive, distruttive e limitanti oppure può essere potenzialmente espansivo e favorire la crescita analitica. Detto questo, dobbiamo considerare entrambe le dimensioni prestando particolare attenzione alla consapevolezza dei rischi, delle resistenze e persino della distruzione che il transfert erotico potrebbe esprimere.
Come spiego nel libro, l’espressione o la messa in atto di sentimenti erotizzati può essere funzionale ai bisogni, alle paure o agli impulsi dei pazienti. Può essere un modo per assicurarsi che i terapeuti siano pienamente presenti, oppure una modalità per esprimere ostilità, desideri o bisogni infantili insoddisfatti.

 

Come esplorare gli elementi di desiderio e sessualità nella stanza di analisi?

Questa è una bella domanda, penso che la via da percorrere implichi la costruzione di spazi dialogici per affrontare questi aspetti dell’incontro terapeutico. Credo che tematiche come la sessualità e il desiderio si debbano includere maggiormente nel dibattito psicoanalitico, negli ambiti di formazione e nelle discussioni sul materiale clinico.

 

Come gestire l’eccesso di elementi pragmatici all’interno del setting analitico?

La mia attenzione alla dimensione erotica-pragmatica, della diade analitica, si concentra sugli aspetti di mutuale regolazione e disregolazione, con particolare attenzione verso l’arousal.
Si tratta di un argomento che io e Lewis Aron abbiamo ampiamente esplorato nel nostro lavoro “Dramatic Dialogue” (2017), libro nel quale ipotizziamo che una vera elaborazione in termini analitici può avvenire soltanto dopo l’acquisizione della capacità di regolazione, all’interno di ciò che noi definiamo “sistema di regolazione”. La diade analitica è un sistema che si costituisce attraverso l’auto e la mutua regolazione: la visione contemporanea della sessualità, a differenza delle prospettive classiche e mono-personali, pone il focus sulla regolazione affettivo-emotiva.
Terapeuta e paziente costituiscono un sistema normativo dinamico che svolge una funzione di regolazione e modulazione degli eccessi di elementi pragmatici, all’interno del setting, attraverso l’elaborazione degli enactment.

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