Chi è l’autore?
Giuseppe Di Chiara è uno psichiatra e psicoanalista tra i più influenti nel panorama italiano; membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana (SPI) e dell’International Psychoanalytical Association (IPA).
Di cosa parla?
Mi piace paragonare questo libro di Di Chiara ad un piacevole viaggio composto di numerose e variegate tappe: un viaggio lungo cinquanta anni, che tocca con mano le tematiche centrali della pratica clinica psicoanalitica e l’evoluzione della psicoanalisi come scienza.
Questo viaggio conduce il lettore verso il narratore psicoanalitico: un’istanza che nasce, o viene evocata, dal dono dell’altro.
Il narratore psicoanalitico è un personaggio che abita il confine tra preconscio e inconscio, oggetto interno ed istanza psichica ma anche e soprattutto funzione rappresentativa contemplata nella concettualizzazione, di Di Chiara, di Super-Io come dipartimento o organo governativo interno complesso e polifunzionale.
Winnicott ci ha aiutato a comprendere che il bambino non esiste senza la madre così come qualsiasi essere umano non esisterebbe senza il rispecchiamento e lo sguardo dell’altro.
Fin dalle prime ore di vita ogni individuo è implicato in dinamiche comunicative e relazionali con le figure primarie, figure mediante le quali il neonato, un po’ alla volta, impara a rappresentarsi e quindi ad esistere. Il dono dell’altro corrisponde alla capacità, appresa negli infiniti scambi relazionali, di interiorizzare un narratore interno capace di raccontare (e raccontarsi) la propria storia. Il riconoscimento di Sé, secondo l’autore, avviene dunque perché un altro incontrato si insedia nell’Io generando un nucleo super-egoico capace di predicarne il nome, riconoscerne l’identità ed assegnargli un’autonomia.
Di Chiara ci presenta il narratore psicoanalitico nei suoi lavori più recenti eppure la sua presenza è percepibile in tutti i suoi articoli, anche in quelli più datati: come se il narratore, testimone e portatore di un’urgenza di rappresentare ciò che unisce pathos e logos, fosse sempre esistito e stesse aspettando solamente di essere evocato, come se questa particolare istanza trascendesse il tempo e fosse in grado di inserire nel passato tracce di un futuro ancora inedito.
La psicoanalisi, ci spiega Di Chiara, si fa teatro dell’incontro dei narratori psicoanalitici, nella giurisdizione del mondo inesplorato dell’inconscio, dove il narratore del paziente (a volte malato o indebolito) e il narratore dell’analista parlano, comunicano e si riconoscono reciprocamente.
È su questo palcoscenico che si incontrano la sofferenza e la cura: analista e analizzando cercano i frammenti con i quali pazientemente ricomporre uno scenario dell’interiorità del paziente. Non è sempre un compito facile, il processo evolutivo dell’essere umano infatti prevede anche incontri che indeboliscono, attaccano o emarginano, il narratore; compito dell’analista è risanare, mediante l’incontro, il narratore fragile del paziente in cura.
Perché consigliarlo?
Per gli psicoanalisti e terapeuti che desiderano esplorare la complessità dell’atto di costruire narrazioni psicoanalitiche mediante l’incontro.
