C’è un elefante nella stanza.
Eppure, è sotto gli occhi di tutti: chi proviene da situazioni pericolose, da zone di guerra, da condizioni di fatica e povertà estreme, chi ha attraversato un mare, un deserto a rischio della vita, chi ha sopportato soprusi e torture, ha evidentemente elevate probabilità di soffrire di disturbo post traumatico da stress. Ma altresì chi entra nel fiume delle grandi migrazioni, anche interne, patisce l’adattamento spesso forzato (siamo molto lontani dall’integrazione tra culture) e il conseguente conflitto tra la cultura di provenienza e quella di “adozione”.Questo dato (sono persone e non dati, ma per utilità proviamo a utilizzare questo termine) è ancora più evidente ai nostri occhi, alle nostre capacità di cogliere e comprendere i segni di patologia e sofferenza psichica. Ora proviamo ad incrociare questo “dato” con un altro: le insufficienti risorse pubbliche messe a disposizione della salute psichica. I tempi di attesa per una visita (peraltro condivisi con altre patologia) troppo lunghi, le assunzioni sempre più risicate, le proposte al limite del ridicolo (dieci sedute come pacchetto proposto al paziente), le spinte verso il privato (più o meno attrezzato), le comunità psichiatriche e educative per adolescenti sempre più ridotte numericamente (ovviamente quelle a carico del SSN). Bene, ora abbiamo incrociato questi dati, e il quadro che si profila non è certo rassicurante.
Aggiungiamo qualcosa di più sottile, di più latente, di meno “dato”: le campagne denigratorie o francamente razziste che infiltrano costantemente social, quotidiani, telegiornali: il risultato non è un dato, è Fakir. In piena crisi psicotica, viene bloccato da poliziotti che si siedono sulla sua schiena, acuendo l’angoscia persecutoria del paziente, le sue grida di aiuto vengono scambiate per deliri irrealistici, mentre invece denunciava la sensazione di stare morendo. Cosa che poi è puntualmente avvenuta. A tutto ciò assiste personale sanitario, che non sembra suggerire la manovra salvavita (mettere il paziente sul fianco) e che interviene quando ormai Fakir è totalmente esanime ma, pare, ancora legato.
Se in questo caso non possiamo che attendere gli esiti delle inchieste, tuttavia non possiamo esimerci dal denunciare, per l’ennesima volta, l’autentica macelleria che è stata, ed è, fatta della Salute pubblica: credo che a quest’ultima appartenga anche una accurata formazione delle forze dell’ordine a proposito di cosa sia e come si tratti la salute mentale. E la crisi psicotica acuta, in particolare. Forse viene anche effettuata, certo non con brillanti risultati, viste le vittime che ormai conosciamo a più riprese.
Ho assistito personalmente alla grande pazienza e umanità con la quale due carabinieri e il personale sanitario della Pubblica Assistenza sono riusciti a convincere un post adolescente in stato di completa agitazione a salire volontariamente in ambulanza. Certo, il paziente era agitato ma non violento, tranne qualche accenno iniziale. Certo, il personale forse era davvero preparato o forse, semplicemente, erano persone particolarmente umane e avevano tempo a disposizione. Forse, e qui arrivano le dolenti note, non era uno straniero, non era un migrante, non era post-migrante.
Non che queste “sbrigative” manovre per calmare un paziente in psicosi acuta siano riservate ai migranti: al gruppo appartengono alcolisti, tossicodipendenti, ultimamente anche un cantante rap.
In questi casi, si assiste ad una strisciante sottovalutazione (svalutazione) della patologia psichiatrica grave, che sembra essere quasi praticamente espulsa dal Sistema Sanitario Nazionale, e i cui resti affidati in sovraccarico agli psichiatri e alle psichiatre che vi operano.
Non sono pazienti, questi, piacevoli, agili nel passare dal mondo esterno al mondi interno, non sono pazienti che rispondono sempre e adeguatamente ai farmaci:, a volte sono davvero pericolosi per sé e per gli altri: ciò non fa di loro oggetti “polizieschi” destinati ad essere repressi piuttosto che curati.
Anche se talvolta può essere necessario un contenimento fisico, ciò può avvenire soltanto all’interno di un quadro di consapevolezza , ripeto, di che cosa sia una crisi psicotica acuta, di quali modalità possano contribuire a calmarla, o quantomeno possano evitare di acuirne il vissuto. A meno che i due poliziotti e i quattro sanitari non si siano tutti sentiti cosi minacciati dall’uomo schiacciato a terra, da ritenere di dover ricorrere alla legittima difesa (in sei contro uno).
