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The Boroughs – Ribelli senza tempo - Jeffrey Addiss, Will Matthews

A cura di Ivano Caselli

The Boroughs – Ribelli senza tempo (The Boroughs) è una serie televisiva statunitense creata da Jeffrey Addiss e Will Matthews, prodotta esecutivamente dai Duffer Brothers e distribuita da Netflix. Accostata fin dalla sua presentazione a una sorta di Stranger Things della terza età, racconta la storia di un gruppo di anziani residenti in una comunità apparentemente tranquilla, costretti a fronteggiare una minaccia soprannaturale che sembra sottrarre tempo, energia e possibilità di vita ai suoi abitanti.

L’idea di trasportare l’immaginario fantastico dei Duffer Brothers all’interno di una comunità per anziani appare meno come un semplice espediente narrativo e più come un rovesciamento simbolico. Se Stranger Things metteva in scena l’adolescenza come età del confronto con il proprio “Sottosopra” pulsionale e delle trasformazioni identitarie, The Boroughs colloca il mistero nell’ultima fase della vita, là dove l’avventura sembrerebbe conclusa. I protagonisti non sono ragazzi chiamati a diventare adulti, ma uomini e donne che hanno già attraversato matrimonio, genitorialità, lavoro, malattia, perdita e pensionamento, e che si trovano a confrontarsi con una domanda diversa: non chi diventeranno, ma chi possono ancora essere.

La comunità in cui si svolge la serie diventa progressivamente uno spazio ambiguo. Da un lato luogo di protezione, dall’altra possibile anticamera di una vita sospesa, in cui il tempo rischia di non essere più abitato ma semplicemente consumato. La minaccia soprannaturale assume così il valore di una metafora più profonda: non soltanto la paura della morte, ma il timore che la vita possa essere percepita come già terminata prima della sua fine biologica.

In questo senso The Boroughs intercetta uno dei nuclei più dolorosi della terza età: la solitudine. Non semplicemente l’assenza di persone, ma la distanza tra le relazioni desiderate e quelle realmente vissute. È la solitudine di chi perde partner, amici e riferimenti affettivi, ma anche quella più sottile di chi continua a vivere accanto agli altri sentendosi progressivamente escluso dalla corrente vitale del mondo.

Molti personaggi portano con sé una storia di perdite stratificate. Come osserva Franco De Masi, la vecchiaia è forse l’età in cui le separazioni assumono il carattere più definitivo: la morte del partner e degli amici, la lontananza dei figli, il pensionamento, la trasformazione del corpo. L’anziano può trovarsi nella posizione del “soldato superstite”, chiamato a ridefinire la propria identità quando gran parte del mondo affettivo che lo sosteneva è venuto meno.

La serie evita però qualsiasi rappresentazione pietistica. I suoi protagonisti sono vulnerabili e ostinati, impauriti e vitali, ancora attraversati dal desiderio. È proprio questa dimensione a rendere interessante The Boroughs: l’anziano non viene rappresentato come qualcuno che ha semplicemente perduto, ma come un soggetto impegnato in un lavoro psichico complesso, chiamato a ricontrattualizzare il proprio rapporto con l’esistenza.

Nella prima parte della vita l’individuo costruisce il proprio contratto con il mondo attraverso il lavoro, l’amore, la famiglia e il riconoscimento sociale. Nella vecchiaia molte di queste strutture vengono meno, e il compito non è più quello di espandere il futuro, ma di dare significato al tempo che resta. Da un punto di vista clinico, questo passaggio è tutt’altro che secondario. La solitudine cronica nell’anziano si associa a depressione, decadimento cognitivo e maggiore vulnerabilità fisica. Inoltre la depressione dell’età involutiva si presenta spesso in forme poco riconoscibili: perdita di slancio vitale, ritiro relazionale, sintomi somatici o difficoltà cognitive attribuite frettolosamente all’invecchiamento. In questo senso i mostri che minacciano la comunità sembrano incarnare il progressivo prosciugamento del desiderio e la sensazione di non essere più attesi dal futuro.

Per questo le relazioni tra i protagonisti diventano così importanti: non semplici alleanze narrative, ma tentativi di ricostruire una rete significativa là dove la vita sembrava essersi ridotta ad abitudine. La serie parla così di resilienza senza trasformarla in una formula consolatoria. La resilienza nella terza età non consiste nel negare le perdite, ma nel mantenere un investimento affettivo nel mondo nonostante esse.

La scena che condensa con maggiore forza questa intuizione è quella del karaoke sulle note di Born to Run di Bruce Springsteen. Apparentemente si tratta di una parentesi leggera, ma proprio per questo assume un valore centrale. Born to Run appartiene al mito della giovinezza americana: la fuga, la strada, la promessa di un altrove. Cantata da uomini e donne che hanno già attraversato gran parte della loro esistenza potrebbe trasformarsi in un gesto nostalgico. Accade invece il contrario. La scena non è il rimpianto della giovinezza perduta, ma l’espressione catartica di un’età ancora da vivere. I protagonisti non stanno ricordando chi erano, ma affermando ciò che possono ancora essere. La canzone viene sottratta al passato e restituita al presente, come se il desiderio non appartenesse a una stagione anagrafica ma alla possibilità di sentirsi ancora in rapporto con il mondo. Il karaoke diventa così una piccola cerimonia collettiva che trasforma la solitudine in appartenenza.

È forse qui che The Boroughs trova la sua immagine più riuscita. Non nella lotta contro le creature, ma in questo momento sospeso in cui la vecchiaia smette di essere rappresentata come unicamente segnata dal declino e diventa uno spazio ancora attraversabile dal desiderio. Il contrario della morte, sembra suggerire la serie, non è la giovinezza, ma la capacità di continuare a investire affettivamente nella vita, di costruire legami, di riconoscersi ancora dentro una storia.

Non è casuale, allora, che al centro della mitologia della serie vi sia Madre, origine e destinazione delle creature che abitano questo universo. Se i mostri rappresentano il rischio del ritiro dalla vita, Madre sembra evocare qualcosa di ancora più antico: la nostalgia di una condizione originaria di fusione, di quel luogo psichico precedente alla separazione, al conflitto e alla perdita. In controluce emerge il tema della madre-ambiente, di quella dimensione contenitiva e avvolgente che accompagna le prime esperienze dell’esistenza e alla quale, nei momenti di fragilità, l’essere umano continua inconsciamente a guardare.

Ma The Boroughs compie un passaggio ulteriore. La pace che finalmente raggiunge Madre non coincide con un ritorno regressivo all’indifferenziazione, né con l’annullamento del desiderio. Al contrario, sembra rappresentare la possibilità di integrare perdita e appartenenza, separazione e continuità. Come accade nel lavoro psicologico della vecchiaia, non si tratta di tornare indietro verso un impossibile stato originario, ma di trovare una forma nuova di riconciliazione con la propria storia.

Come nelle migliori narrazioni fantastiche, il soprannaturale diventa il linguaggio attraverso cui raccontare qualcosa di profondamente umano. The Boroughs non parla soltanto di anziani che combattono dei mostri, ma di individui che si oppongono alla tentazione di considerarsi già fuori scena. E mentre cantano Born to Run, fragili e ostinati, non sembrano più abitare l’ultima stanza dell’esistenza, ma una strada psichica ancora aperta.

 

Riferimenti bibliografici:

De Masi F. Psicoterapia nell’anziano. SPI – La Cura. Disponibile su: https://www.spiweb.it/la-cura/psicoterapia-nellanziano-franco-de-masi/

Steptoe A, Shankar A, Demakakos P, Wardle J. Social isolation, loneliness, and all-cause mortality in older men and women. Proceedings of the National Academy of Sciences. 2013;110(15):5797-5801.

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Aldwin CM, Levenson MR. Resilience and positive aging: maintaining meaning and purpose across the lifespan. In: Aldwin CM, Igarashi H, editors. The Oxford Handbook of Integrative Health Science. Oxford University Press; 2022.

Erikson EH. The Life Cycle Completed. New York: W.W. Norton; 1982.

Balint M. The Basic Fault: Therapeutic Aspects of Regression. 1968.

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