Chi è l’autore?
Thomas H. Ogden è uno psicoanalista e scrittore statunitense ed è una delle figure più in vista del campo psicoanalitico contemporaneo.
Di cosa parla?
“L’arte della psicoanalisi” è un piccolo capolavoro della letteratura psicoanalitica, pubblicato nel 2005 ma edito in Italia da Raffaello Cortina nel 2008, e rappresenta, a mio parere, un caposaldo tra i numerosi scritti di Ogden.
L’autore ci suggerisce che la psicopatologia altro non è che il fallimento della capacità dell’individuo di sognare la propria esperienza: rileggendo i lavori di Freud, Klein, Winnicott e Bion, Ogden configura una modalità “di stare con il paziente” per aiutarlo a sognare i sogni non sognati. Vivere le sue vite non vissute.
Per Ogden la pratica psicoanalitica è un’arte e il suo testo, a mano a mano che il lettore prosegue nella lettura, diventa rappresentativo di una tela bianca in fase di colorazione. Tra sovrapposizioni figura-sfondo, il testo si compone, strada facendo, di più livelli narrativi: ci sono i grandi autori (dei quali Ogden ri-elabora i concetti chiave), c’è il pensiero dell’autore (in movimento tra teoria e percorsi clinici) ed infine c’è l’esperienza del lettore (con il quale Ogden sembra dialogare dall’interno del suo scritto).
Il focus è posto sul rapporto contenitore-contenuto e sul concetto di holding come garanzia di continuità dell’esistenza del bambino nel tempo, infatti è proprio nelle prime fasi del percorso evolutivo dell’individuo che inizia a svilupparsi la capacità simbolica di rappresentare, tramite pensieri e sogni, la propria esperienza vissuta.
“L’arte della psicoanalisi” è concepito dall’autore come un punto di accesso al suo pensiero ed il lettore sembra essere sollecitato alla co-costruzione di un’esperienza terza (terzo analitico) che si compone della soggettività del lettore stesso in relazione dialogica con l’esposizione del pensiero di Ogden. Proprio come avviene all’interno del setting analitico, l’autore prova a spiegare a cosa assomiglia un’esperienza emotiva (autenticamente vissuta) utilizzando un linguaggio metaforico che sia recepibile dal lettore. Nell’atto di operare tale trasformazione (dall’esperienza emotiva al tentativo di comunicarne il significato), Ogden genera un’esperienza nuova, fruibile dal lettore, che si colloca in un’area transizionale il cui contenuto è co-creato dall’autore stesso e dall’individuo che ne sta esperendo la lettura.
Perché consigliarlo?
Il libro restituisce, in modo chiaro ed appassionante, il concetto di psicoanalisi come forma artistica. Consigliato agli addetti ai lavori ma anche a chi è semplicemente curioso di approfondire, in una modalità non esclusivamente accademica e nozionistica, i concetti chiave della pratica psicoanalitica.
