Clinica e dintorni

Leggendo Harold Searles - Thomas Ogden

A cura di Maria Giulia Chichi

Ogden, T. H. (2021). Leggendo Harold Searles. In Riscoprire la psicoanalisi: attraverso la lettura creativa. Milano – Udine: Mimesis Edizioni.

 

Chi è l’autore?

 

Tra le figure più in vista nel panorama contemporaneo internazionale, Thomas Ogden, psicoanalista, scrittore e condirettore del Center for the Advanced Studies of the Psychoses, contribuisce da decenni allo sviluppo della teoria e della tecnica psicoanalitiche con un pensiero sempre vivace e suonante.

 

Di cosa parla?

 

“Leggendo Harold Searles” è l’ottavo capitolo del saggio, riedito nel 2021 da Mimesis, “Riscoprire la psicoanalisi: attraverso la lettura creativa”, in cui Ogden si confronta, e quasi conversa, con alcuni tra i più celebri pensatori della psicoanalisi.

In questo testo Thomas H. Ogden, a partire dai due articoli “L’amore edipico nella controtraslazione” (1959) e “Identificazione inconscia” (1990), con la sua usuale capacità di far vibrare all’unisono linguaggio e pensiero, offre una rilettura del lavoro di Harold Searles addentrandosi nel suo originale contributo, rispettivamente, sull’amore di controtransfert e l’Edipo, e sul rapporto tra esperienza cosciente ed inconscia nella relazione analitica. Ogden conclude poi ponendo in un dialogo reciprocamente arricchente il pensiero di Searles ed il lavoro di Bion, considerando i due in un rapporto di complementarietà.

Come nessuno aveva mai osato di fare nella metà del ‘900, e come raramente accade forse tutt’oggi, Searles ci permette di entrare nell’intensità degli affetti e dei pensieri di amore che con coraggio ha saputo sentire e riconoscere dentro di sé verso i propri pazienti – donne ma anche uomini, per lo più gravemente schizofrenici –, mettendoli autenticamente al lavoro nella stanza di analisi e sviluppando, a partire da questi, teoria clinica.

Ogden, con la sua sottilissima sensibilità nell’uso del linguaggio ed il particolare rapporto con la scrittura che lo contraddistingue, ci accompagna non solo a scoprire ma quasi a costruire insieme a lui, nelle nostre menti, le riconcettualizzazioni pensate da Searles.

Searles e Ogden in questa rilettura, guardando all’amore edipico come una preziosissima esperienza di profondo e reciproco innamoramento tra il bambino e il genitore, promotrice di maturazione psicologica e fondativa di un Sé sia amato che amabile, ci permettono di ripensare la sua riedizione nella relazione analitica come “l’incontro di un bisogno evolutivo di riconoscimento di chi il paziente è”.

 

Se una piccola bambina non può sentirsi capace di conquistare il cuore di suo padre, il suo proprio padre che l’ha conosciuta così bene e così a lungo, e che è legato a lei da mutui legami di sangue, ho pensato, come può la giovane donna che viene dopo avere qualche profonda fiducia nel potere della sua femminilità?” (Searles, p. 296, 1959)

 

Perché consigliarlo?

 

Consigliato a tutti gli “psico”, in formazione e più esperti, sia per l’onestà e la finezza con cui entrambi gli autori si mostrano nel riconoscimento ed utilizzo delle proprie esperienze sensoriali-affettive e del proprio pensiero, sia per l’intima esperienza di un particolare tipo di amore verso i propri pazienti che questo lavoro permette di pensare.

Un contributo che può rivelarsi particolarmente prezioso, a mio avviso, non soltanto nel lavoro con pazienti adulti e gravi ma anche con tardo adolescenti e giovani adulti che, carenti di un senso di sé “come persona amante e amabile”, al contempo “capace di riconoscere [ed accettare] le costrizioni della realtà esterna”, sono rimasti bloccati nel loro sviluppo.

 

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